Quando prendi un antibiotico per un’infezione, pensi che funzionerà. Ma cosa succede se, dopo mesi o anni di uso ripetuto, l’antibiotico non funziona più? Questo non è un caso raro. È la realtà quotidiana di milioni di persone in tutto il mondo. I batteri non sono stupidi. Sanno adattarsi. E quando vengono esposti troppo spesso agli antibiotici, imparano a sopravvivere. Non è una questione di fortuna. È biologia. E la biologia sta vincendo.
Perché gli antibiotici smettono di funzionare?
Ogni volta che usi un antibiotico, uccidi i batteri più deboli. Ma alcuni sopravvivono. Non perché sono fortunati. Perché hanno un gene che li protegge. E quei batteri si riproducono. E trasmettono quel gene ad altri batteri, anche a quelli di specie diverse. È come se i batteri condividessero un manuale segreto della sopravvivenza. Questo processo si chiama trasferimento genico orizzontale. Non serve una trasfusione. Basta un contatto, un ambiente ospedaliero, un intestino infetto. E in pochi giorni, un batterio innocuo diventa un mostro resistente.
La cosa più preoccupante? Non è solo l’uso degli antibiotici. È l’uso sbagliato. Prendere l’antibiotico per un raffreddore. Smettere il trattamento quando ti senti meglio. Usare antibiotici da farmacia senza ricetta. In molti Paesi, il 57% degli antibiotici vengono usati senza prescrizione. In alcune zone dell’Asia, la percentuale sale all’89%. Non è un abuso. È una pratica normale. E ogni pillola non necessaria è un colpo al futuro della medicina.
Cosa succede quando un antibiotico non funziona più?
Immagina di avere un’infezione al polmone. Ti portano in ospedale. Ti danno un antibiotico. Niente. Ti danno un altro. Niente. Poi un altro. Ancora niente. I medici guardano i risultati dei laboratori. I batteri sono resistenti a tutti i farmaci standard. Ti danno l’ultimo rimedio. Ma anche quello non funziona. Perché ora è resistente anche quello.
Questo non è un film. È il caso di un paziente di 32 anni al Johns Hopkins Hospital, affetto da fibrosi cistica. Ha passato 18 mesi con antibiotici endovena, 12 interventi, e un costo di oltre 1,2 milioni di dollari. Eppure, non era guarito. Perché il batterio, Pseudomonas aeruginosa, era resistente a quasi tutti gli antibiotici disponibili. Questo tipo di infezione si chiama estremamente resistente. E non è un’eccezione.
Secondo i dati del CDC, le infezioni da CRE (Enterobatteri resistenti ai carbapenemi) sono aumentate del 460% negli Stati Uniti tra il 2019 e il 2023. Questi batteri resistono anche agli antibiotici che vengono usati quando tutto il resto fallisce. E la mortalità per infezioni da CRE può raggiungere il 50%. Non è un numero astratto. È una persona che muore perché non c’è più niente da fare.
Le infezioni che non possiamo più curare
Alcuni batteri sono diventati veri e propri mostri:
- MRSA (Stafilococco aureo resistente alla meticillina): ancora comune in ospedali e non solo. Causa infezioni cutanee, polmonari, e infiammazioni del sangue. In alcune aree, più del 35% dei casi sono resistenti.
- Escherichia coli resistente alle cefalosporine: una delle cause più comuni di infezioni urinarie. In un caso su cinque, gli antibiotici standard non funzionano.
- Klebsiella pneumoniae: un batterio che vive nell’intestino. Quando si diffonde, può causare polmonite, infezioni del sangue e meningite. E ora resiste anche ai carbapenemi.
- Candida auris: un fungo. Sì, un fungo. Ma resiste a tutti e tre i principali farmaci antifungini. È un’emergenza globale.
Questi non sono batteri rari. Sono quelli che troviamo ogni giorno negli ospedali. E non sono più controllabili. Il CDC li classifica come “minacce urgenti”. Perché? Perché non ci sono cure. E quando non ci sono cure, la morte è l’unica risposta.
Perché non ci sono nuovi antibiotici?
Non è che i ricercatori non stiano cercando. È che non valgono la pena. Nel 1980, le grandi aziende farmaceutiche producevano decine di nuovi antibiotici ogni anno. Oggi? Ne arrivano 2-3 ogni 5 anni. E solo 8 di quelli in sviluppo sono veramente nuovi. Gli altri sono versioni leggermente modificate di vecchi farmaci. Non basta.
Perché? Perché gli antibiotici non sono un business. Un paziente prende un antibiotico per 7 giorni. Poi si riprende. E non lo compra più. Non come un farmaco per il diabete o l’ipertensione, che si prende per anni. Le aziende perdono soldi. E hanno smesso di investire. Nel 2023, un’analisi ha mostrato che per ogni dollaro investito in un nuovo antibiotico, le aziende ne recuperano solo 20 centesimi. È un business fallito. E per questo, 7 delle 15 grandi aziende farmaceutiche che producevano antibiotici nel 1990 hanno chiuso il reparto.
Cosa stanno facendo per fermare il caos?
C’è una luce in fondo al tunnel. Non è forte. Ma esiste.
Nel gennaio 2025, la FDA ha approvato cefepime-taniborbactam, il primo antibiotico progettato per colpire i batteri CRE resistenti ai carbapenemi. Nei test, ha avuto un successo del 89,3%. È un passo. Ma non basta. Perché ci vogliono anni per produrlo in grandi quantità, e costerà una fortuna.
C’è poi un’idea rivoluzionaria: il PASTEUR Act. Proposto negli Stati Uniti nel marzo 2024, propone di pagare le aziende non per la quantità di antibiotico venduto, ma per il valore che porta alla società. Insomma: se un nuovo antibiotico salva vite, lo Stato lo paga anche se ne vende poche dosi. È come un premio per la sopravvivenza. Se funziona, potrebbe riportare 300% di nuovi antibiotici nei prossimi 10 anni.
E poi ci sono i Paesi che hanno già cambiato strada. La Svezia, con il suo programma Strama dal 1995, ha ridotto l’uso di antibiotici del 28% e le resistenze del 33%. Come? Con educazione, controlli rigorosi, e divieti. Nessun antibiotico senza ricetta. Nessuna prescrizione per il raffreddore. Nessuna automedicazione.
Cosa puoi fare tu?
Non puoi fermare il mercato farmaceutico. Ma puoi fermare la tua parte del problema.
- Non chiedere antibiotici per il raffreddore o l’influenza. Sono virus. Gli antibiotici non funzionano. E ogni volta che li prendi senza motivo, dai un vantaggio ai batteri resistenti.
- Segui sempre la prescrizione. Non smettere quando ti senti meglio. Finisci tutto. Anche se ti senti bene. I batteri che sopravvivono sono i più forti.
- Non comprare antibiotici senza ricetta. Non importa se ti dicono che funzionano. Se non è prescritto, è pericoloso.
- Chiedi al medico: “Serve davvero?” Non è arroganza. È responsabilità. Un buon medico ti ringrazia per averlo chiesto.
La resistenza antimicrobica non è un problema del futuro. È qui. Oggi. E ogni volta che usi un antibiotico in modo sbagliato, stai contribuendo a un mondo dove un taglio sul dito può ucciderti. Dove un parto diventa un rischio. Dove un intervento chirurgico diventa una scommessa.
Il prezzo che pagheremo
Se non cambiamo strada, entro il 2050, la resistenza antimicrobica ucciderà 10 milioni di persone ogni anno. Più del cancro. Più dell’AIDS. Più della malaria. E non sarà un’epidemia. Sarà una normalità. Una norma. Dove la medicina non può più curare. Dove l’ospedale non è più un luogo di salvezza, ma di attesa.
Non è un’ipotesi. È il progetto dell’OMS. È il calcolo del World Bank. È il dato del GRAM Project. E non è lontano. È qui. Ora. E dipende da te.
Perché gli antibiotici non funzionano più come prima?
Gli antibiotici non funzionano più perché i batteri si sono evoluti. Ogni volta che vengono esposti a un antibiotico, alcuni batteri sopravvivono perché hanno un gene di resistenza. Questi batteri si riproducono e trasmettono il gene ad altri, anche a specie diverse. Con l’uso ripetuto e spesso inutile, i batteri diventano sempre più resistenti fino a che gli antibiotici non funzionano più.
Quali sono i batteri più pericolosi oggi?
I più pericolosi sono quelli resistenti agli antibiotici di ultima istanza, come i CRE (Enterobatteri resistenti ai carbapenemi), il MRSA, e il Pseudomonas aeruginosa estremamente resistente. Anche il fungo Candida auris, resistente a tutti i farmaci antifungini, è una minaccia crescente. Questi batteri causano infezioni che non hanno cure, con tassi di mortalità fino al 50%.
Perché non ci sono nuovi antibiotici in commercio?
Le aziende farmaceutiche non investono perché gli antibiotici non sono redditizi. Vengono usati per pochi giorni, poi si smette. Non come i farmaci per malattie croniche. Per ogni dollaro investito, le aziende recuperano solo 20 centesimi. Per questo, 7 delle 15 grandi aziende che producevano antibiotici negli anni ’90 hanno smesso di farli.
Cosa succede se prendo un antibiotico per un raffreddore?
Niente. I raffreddori sono causati da virus, e gli antibiotici non agiscono sui virus. Ma ogni volta che lo prendi, stai esponendo i batteri nel tuo corpo a un farmaco che non serve. Questo dà ai batteri resistenti un vantaggio. E contribuisce alla diffusione della resistenza globale.
È vero che anche altri farmaci possono causare resistenza?
Sì. Una ricerca pubblicata su Nature Communications nel gennaio 2025 ha dimostrato che alcuni farmaci non antibiotici, come certi antidepressivi, antinfiammatori e farmaci per il cuore, possono promuovere la resistenza batterica. Non sono gli antibiotici a essere l’unica causa. È l’ambiente chimico complessivo che conta.
Cosa posso fare per aiutare?
Non chiedere antibiotici per virus. Finisci sempre il ciclo se te li danno. Non comprare antibiotici senza ricetta. Chiedi al medico se sono davvero necessari. E parla di questo problema. La resistenza antimicrobica non è un problema di qualcun altro. È un problema di tutti.