Quante volte hai ricevuto la tua ricetta e ti sei trovato di fronte a tre o quattro confezioni di generici diversi, tutti con lo stesso nome attivo, ma prezzi che variano del 30%? Ti chiedi se è solo una questione di risparmio, o se c’è qualcosa di più in gioco. La verità è che generici non sono tutti uguali, anche se la legge dice che lo sono. Ecco cosa devi sapere per fare la scelta giusta, senza rischiare la tua salute per qualche euro in meno.
Perché esistono tanti generici dello stesso farmaco?
Ogni volta che un farmaco di marca perde il brevetto, decine di aziende possono produrre la stessa sostanza attiva. Non è un caso che negli Stati Uniti, nel 2022, oltre il 90% delle prescrizioni fosse di generici. Ma non tutti i generici sono creati allo stesso modo. L’FDA richiede che ogni generico dimostri di essere bioequivalente al farmaco originale: significa che il corpo assorbe la stessa quantità di principio attivo, entro un margine molto stretto. Questo margine è l’80-125% rispetto al brand. Non significa che un generico può contenere fino al 25% in meno di principio attivo - è un errore comune. Significa che la velocità e l’estensione con cui il farmaco entra nel sangue devono essere quasi identiche, con una differenza media reale di appena il 3,5% nei casi approvati.
Il codice AB: la tua migliore garanzia
L’FDA classifica i generici con un codice terapeutico nell’Orange Book. Se vedi AB, significa che il farmaco è considerato terapeuticamente equivalente al brand. È la scelta più sicura. Questi prodotti hanno superato studi rigorosi su AUC (Area Under the Curve) e Cmax (concentrazione massima nel sangue). Se invece vedi un codice B, significa che il generico è approvato, ma ha differenze bioequivalenti che potrebbero contare in certi casi. Non è un farmaco cattivo - è semplicemente meno prevedibile. Per esempio, se stai prendendo warfarin, levothyroxine o digoxin, un codice B potrebbe essere un segnale d’allarme.
Cosa succede con i farmaci a indice terapeutico ristretto?
Alcuni farmaci non permettono sbalzi minimi. La levothyroxine, usata per l’ipotiroidismo, è un esempio classico. Una variazione dello 0,5% nella dose può far salire o scendere il TSH in modo significativo. Per questo, l’Endocrine Society raccomanda di rimanere sempre con lo stesso produttore una volta trovata la dose giusta. Cambiare generico, anche se entrambi sono AB, può causare sintomi di ipotiroidismo o ipertiroidismo senza motivo apparente. Lo stesso vale per la digoxin: studi hanno mostrato che alcuni generici hanno variazioni di assorbimento che possono portare a palpitazioni o aritmie in pazienti sensibili. Non è un problema di qualità, ma di precisione. E quando la precisione conta, la costanza è più importante del prezzo.
Perché alcuni generici fanno più effetti collaterali?
Uno studio del 2017 su Circulation ha osservato che nei primi 30 giorni dopo l’introduzione di un nuovo generico per l’ipertensione, i tassi di eventi avversi erano leggermente più alti. Ma poi si sono normalizzati. Perché? Perché il corpo si adatta. Il problema non è il farmaco in sé, ma il cambiamento. Il tuo organismo ha imparato a gestire una certa velocità di assorbimento. Cambiare produttore, anche se entrambi sono AB, può alterare quel ritmo. Non è un difetto del generico - è una conseguenza biologica. Se sei stabile su un brand o su un generico specifico, non cambiarlo senza motivo. La stabilità terapeutica vale più di un risparmio mensile.
Chi decide cosa ti dà in farmacia?
In molti stati americani, il farmacista può sostituire il brand con un generico, a meno che il medico non scriva “dispense as written”. Ma se hai già preso un certo generico, e il farmacista ti dà un altro - anche se è AB - la legge in 28 stati richiede che ti avverta. Perché? Perché il cambiamento di produttore può avere effetti. Non è una trappola commerciale. È una protezione. Chiedi sempre: “È lo stesso produttore di prima?”. Se non lo è, chiedi al farmacista di controllare l’Orange Book. Non è un’abitudine strana - è un comportamento informato.
Quando è meglio scegliere un generico B?
Non tutti i generici B sono da evitare. Se sei un nuovo paziente che inizia un trattamento per l’ipertensione o il colesterolo, un generico B può essere una scelta ragionevole, soprattutto se il prezzo è molto più basso. Il rischio è minimo, perché non hai ancora un punto di riferimento. Ma se stai già bene con un brand o un generico AB, non provare a risparmiare cambiando. La tua stabilità è più preziosa di 5 euro al mese.
Le nuove regole e cosa cambierà
Nel 2022, l’FDA ha rafforzato i requisiti per i generici complessi: inhalatori, creme, e farmaci a rilascio prolungato. Per questi, i test di bioequivalenza sono ora più rigorosi. Nel 2021, l’FDA ha emesso avvisi a produttori di generici di levothyroxine per problemi di consistenza. Da allora, i test sono cambiati. Questo significa che i generici di oggi sono più affidabili di quelli di cinque anni fa. Ma la sfida rimane: ci sono oltre 14.000 generici approvati, con una media di 5 produttori per farmaco. Più concorrenza = prezzi più bassi. Ma anche più confusione. La proposta di legge “Generic Drug Labeling Act” del 2023 vorrebbe che ogni produttore avesse un codice NDC unico, così da tracciare chi ha prodotto cosa in caso di effetti collaterali. Non è ancora legge, ma è un segnale: il sistema sta cercando di diventare più trasparente.
Come agire nella pratica
- Guarda sempre il codice terapeutico (AB o B) nell’etichetta o chiedi al farmacista.
- Se prendi farmaci a indice terapeutico ristretto (warfarin, levothyroxine, digoxin, fenitoina), non cambiare produttore senza consultare il medico.
- Se sei stabile su un generico, tienilo. Non provare a “cercare l’offerta migliore” ogni mese.
- Per nuove prescrizioni, un generico AB è la scelta più sicura e conveniente.
- Se il farmacista cambia il produttore, chiedi perché. Non è un problema chiedere.
- Usa l’Orange Book online (FDA.gov) per controllare i codici terapeutici - è gratuito e aggiornato.
Non è necessario pagare di più per un brand. Ma non è nemmeno intelligente risparmiare a scapito della stabilità. Il generico giusto non è quello più economico - è quello che non ti fa cambiare la tua vita quotidiana.
I generici sono meno efficaci dei farmaci di marca?
No. Tutti i generici approvati dall’FDA devono dimostrare di essere bioequivalenti al farmaco di marca, cioè di assorbirsi nel sangue allo stesso modo. Le differenze sono minime - in media meno del 4%. L’efficacia terapeutica è identica. Il problema non è l’efficacia, ma la consistenza tra produttori diversi.
Perché alcuni medici non vogliono che cambi generico?
Per i farmaci a indice terapeutico ristretto, anche piccole variazioni nell’assorbimento possono alterare il livello nel sangue e causare effetti collaterali. Se sei stabile su un prodotto specifico, il medico preferisce non rischiare cambiamenti inutili. Non è scetticismo - è prudenza clinica.
Posso chiedere al farmacista di non sostituire il mio farmaco?
Sì. Basta che il tuo medico scriva “dispense as written” sulla ricetta. In alternativa, puoi chiedere al farmacista di ordinarti sempre lo stesso produttore. Molti farmaci hanno più di un generico, ma puoi scegliere di restare su uno solo.
I generici sono più sicuri ora rispetto a 10 anni fa?
Sì. Dal 2022, l’FDA ha reso più rigorosi i test per i generici complessi, come quelli a rilascio prolungato o per via inalatoria. Inoltre, dopo i problemi con la levothyroxine, i requisiti di produzione sono stati aggiornati. I generici di oggi sono più uniformi e controllati che mai.
Cosa devo fare se noto un cambiamento dopo aver cambiato generico?
Se senti sintomi nuovi - stanchezza, palpitazioni, capogiri, cambiamenti d’umore - contatta subito il tuo medico. Non ignorarli. Potrebbe essere solo un adattamento, ma potrebbe anche essere un segnale che il nuovo generico non si adatta bene al tuo corpo. Tieni traccia di quando hai cambiato prodotto e cosa ti è successo: è utile per il medico.
Davide Quaglio Cotti
17.12.2025Io ho avuto un’esperienza folle con la levothyroxine: cambio generico, mi sento come se avessi bevuto tre caffè senza aver dormito per 48 ore. TSH impazzito, ansia, sudori freddi. Il medico mi ha guardato come se fossi matto, poi ha controllato l’Orange Book e ha visto che il produttore era cambiato. Da allora, ho scritto ‘dispense as written’ sulla ricetta. Non è paranoia, è sopravvivenza. E se qualcuno dice che ‘tutti i generici sono uguali’, gli dico: prova a stare 6 mesi con un farmaco che ti fa sentire un robot spezzato, poi torni qui e mi ringrazi.
Claudia Melis
18.12.2025Ah sì, perché ovviamente il farmacista sa tutto di bioequivalenza e AUC. 🙄
Io ogni mese mi chiedo: ‘Oggi mi daranno il generico che mi fa dormire o quello che mi fa sentire un zombie con la febbre?’
Il sistema è un casino. E poi ti dicono: ‘Ma è lo stesso principio attivo!’ Sì, ma il mio corpo non lo sa. Il mio corpo è un’orchestra sinfonica, non un algoritmo FDA.
Matteo Capella
18.12.2025Non è male averci pensato. Io ho iniziato a controllare il codice AB e mi sento molto più tranquillo. Non è un problema di soldi, è un problema di pace mentale. Se ti senti bene, non cambiare. Se ti senti strano, chiedi. Semplice.
Giovanni Biazzi
19.12.2025Ma chi è che legge l’Orange Book? 😂
La maggior parte della gente si accontenta di quello che gli danno in farmacia. Se ti fa stare bene, va bene. Se no, vai dal medico e gli dici ‘cambia’. Non serve diventare farmacisti per comprare un’aspirina. E poi, i generici italiani sono tutti controllati, non è l’America dove ci sono 500 produttori di paracetamolo.
Andrea Arcangeli
20.12.2025Io ho cambiato generico per risparmiare 3 euro e mi è venuta l’ansia per 3 settimane. Poi ho capito: non è il farmaco, è il cambio. Il corpo è un sistema complesso, non un iPhone che aggiorni e va meglio. E poi chi è che ha il tempo di controllare l’Orange Book? Io ho un lavoro, due figli e un cane che mi guarda con gli occhi di chi sa che non ho più soldi. 😔
Elisa Pasqualetto
21.12.2025Questo articolo è una bufala da borghesi. I generici sono tutti uguali, chi dice il contrario è un paranoico che si fa manipolare dalle multinazionali. L’FDA? Una farsa. La levothyroxine? Una truffa. Io prendo il più economico da 10 anni e sono in forma. Se ti senti male, è perché sei debole. Non è il farmaco, è la tua mente. 💪🇮🇹
Gabriella Dotto
22.12.2025Ho avuto un’esperienza simile con la warfarin. Cambio generico, INR impazzito. Ho pianto in farmacia. Il farmacista mi ha guardato, ha aperto il computer, ha controllato il lotto, e mi ha detto: ‘Signora, le do lo stesso di prima, non si preoccupi.’ Mi ha salvato la vita. Non è un’abitudine strana. È un atto d’amore. 🤍
Giuseppe Chili
23.12.2025È importante distinguere tra bioequivalenza statistica e consistenza clinica. Il codice AB è un buon indicatore, ma non garantisce la stabilità individuale. La letteratura medica suggerisce che, per farmaci a indice terapeutico ristretto, la continuità terapeutica supera l’equivalenza farmacologica. Questo non è un dogma, è un principio di buona pratica clinica. Chiedere al farmacista di non sostituire non è un privilegio: è un diritto.
stefano pierdomenico
25.12.2025Questo articolo è un capolavoro di pseudoscienza. Tutti i generici sono bioequivalenti, punto. Chi ha paura di cambiare produttore ha un problema psicologico, non farmacologico. L’Orange Book? Un documento burocratico. Il tuo corpo non è un laboratorio. Se ti senti male, è perché non hai il coraggio di accettare la realtà. La medicina moderna è basata su prove, non su superstizioni da nonna. E poi, in Italia, i generici sono controllati meglio che altrove. 🤓
Davide Quaglio Cotti
26.12.2025Stefano, tu sei quello che ha cambiato generico 5 volte in un mese e poi ti sei svegliato con il cuore che batteva come un tamburo. E hai pensato: ‘Ah, è colpa mia.’
No. È colpa di chi ti ha dato un prodotto diverso senza avvisarti.
Io ho fatto un test: ho preso lo stesso generico per 6 mesi. Poi ho cambiato, solo per vedere. 3 giorni dopo, ho avuto la stessa sensazione di quando ho cambiato per la prima volta. Il corpo ricorda. Non è paranoia. È fisiologia.
Non siamo macchine. Siamo esseri umani con sistemi delicati. E se tu lo neghi, va bene. Ma non dire agli altri che sono pazzi perché vogliono stare bene.