Quando si parla di sanità globale, non si può ignorare il ruolo centrale dei farmaci generici. In un mondo dove le spese sanitarie salgono a ritmi insostenibili, questi farmaci non sono solo una scelta economica: sono una questione di sopravvivenza per milioni di persone.
Perché i farmaci generici sono fondamentali?
Nel 2025, la spesa sanitaria globale è stimata intorno ai $10.5 trilioni. Di questi, oltre $1.6 trilioni sono dedicati solo ai medicinali. Eppure, in molti paesi, le famiglie pagano di tasca propria per ogni pillola. In Turkmenistan, Armenia e Nigeria, più del 75% della spesa sanitaria viene coperto direttamente dai cittadini. Questo non è un problema di scelta: è una questione di sopravvivenza.
I farmaci generici entrano qui come un’ancora di salvezza. In Europa e negli Stati Uniti, più dell’80% delle prescrizioni sono per farmaci generici. Ma non perché sono meno efficaci. Sono esattamente gli stessi farmaci, con gli stessi principi attivi, ma senza i costi di ricerca, brevetto e marketing che rendono i farmaci di marca così cari.
Un esempio concreto: il farmaco per l’ipertensione lisinopril costa circa $0.10 a pillola in generico, contro $3.50 per la versione di marca. In un anno, un paziente che assume una pillola al giorno risparmia oltre $1.200. E questo senza compromettere la salute.
La crescita dei costi e il ruolo dei farmaci innovativi
Ma perché la spesa sanitaria continua a salire? Perché i nuovi farmaci, soprattutto per oncologia, diabete e obesità, costano decine di migliaia di dollari l’anno. Negli Stati Uniti, la spesa per farmaci è cresciuta da $437 miliardi nel 2023 a $487 miliardi nel 2024. Solo nei farmaci speciali, il costo medio per paziente ha superato i $100.000 l’anno.
Questo è il paradosso: più innovazione, più costi. E più costi, più persone che non possono permettersi le cure. Qui entrano in gioco i generici. Non sostituiscono i farmaci innovativi: li controbilanciano. Senza generici, il sistema sanitario globale collasserebbe.
Nel 2025, i farmaci generici rappresentano il 60% del volume totale di farmaci prescritti nel mondo, ma solo il 15% del valore. Questo significa che, pur essendo usati da decine di miliardi di dosi, contribuiscono a una frazione minima della spesa totale. È un’arma silenziosa, ma potentissima, per tenere sotto controllo i costi.
Le disuguaglianze globali
Non tutti i paesi hanno lo stesso accesso ai generici. In Africa sub-sahariana, il 40% dei farmaci è ancora importato da paesi sviluppati, e molti di questi non hanno versioni generiche disponibili. In India e in Cina, invece, la produzione di generici è un pilastro dell’industria farmaceutica. L’India da sola fornisce il 20% dei generici usati negli Stati Uniti e il 40% di quelli usati in Europa.
Ma qui si apre un altro problema: i brevetti. Negli Stati Uniti, le aziende farmaceutiche usano strategie legali per ritardare l’ingresso dei generici. Si chiamano "patent evergreening": modifiche minime al farmaco per ottenere un nuovo brevetto. Questo ritarda l’ingresso dei generici di anni, e con essi il risparmio per i pazienti.
Al contrario, in paesi come il Brasile e la Thailandia, le autorità sanitarie hanno usato la leva legale per permettere la produzione di generici anche prima della scadenza del brevetto, quando la salute pubblica è in pericolo. Questo ha permesso di abbassare i costi per l’HIV e l’epatite C di oltre l’80% in pochi anni.
Il peso dei sistemi di finanziamento
La spesa sanitaria non dipende solo da cosa si compra, ma da chi paga. Nel 2022, la spesa pubblica per la sanità globale era in media solo il 3,8% del PIL. In Italia è il 7,2%, in Svizzera il 11,3%. Ma in paesi come l’Etiopia o il Madagascar, è meno dell’1%. In questi contesti, i farmaci generici non sono una scelta: sono l’unica opzione.
Quando un governo non può permettersi un farmaco di marca da $10.000 al mese, ma ha accesso a un generico da $20, la decisione è chiara. Eppure, molti donatori internazionali continuano a finanziare programmi con farmaci di marca, più costosi e meno sostenibili a lungo termine.
Il Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la TBC e la Malaria ha ridotto i suoi finanziamenti nel 2025 al livello più basso dal 2009. Questo rende ancora più cruciale l’uso di farmaci generici: senza di loro, milioni di persone perderebbero l’accesso alle cure.
La sfida dei biosimilari
Con l’arrivo dei farmaci biologici - per esempio, quelli per il cancro o l’artrite - è nata una nuova categoria: i biosimilari. Sono simili ai farmaci biologici di marca, ma non identici. Sono più complessi da produrre, e quindi più costosi dei generici tradizionali.
Tuttavia, quando entrano sul mercato, riducono i costi del 30-50%. In Europa, i biosimilari per il tumore al seno hanno abbattuto i prezzi di quasi il 40% in cinque anni. Ma in molti paesi in via di sviluppo, non sono nemmeno disponibili. Perché? Perché i regolamenti sono troppo rigidi, i sistemi di approvazione troppo lenti, e i prezzi ancora troppo alti.
La vera sfida non è produrre biosimilari: è renderli accessibili. E questo passa attraverso politiche pubbliche chiare, trasparenza nei prezzi e investimenti nella capacità locale di produzione.
Il futuro: generici come pilastro, non come riserva
Il mondo non può permettersi di continuare a dipendere solo da farmaci costosi. I generici non sono un "piano B". Sono la colonna vertebrale di un sistema sanitario equo.
Nel 2025, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che il 40% della popolazione mondiale non ha accesso ai farmaci essenziali. Molti di questi farmaci esistono in versione generica. Il problema non è la mancanza di prodotti: è la mancanza di politiche.
Paesi come il Rwanda hanno dimostrato che è possibile: con un sistema di approvvigionamento centralizzato, prezzi negoziati e logistica efficiente, hanno portato l’accesso ai farmaci generici per l’HIV al 95% della popolazione. Nessun paese sviluppato ha fatto altrettanto bene.
Il futuro della sanità globale non dipende da nuovi farmaci costosi. Dipende da come gestiamo quelli che già abbiamo. I farmaci generici non sono una soluzione temporanea. Sono l’unica via sostenibile per garantire cure a tutti.
Perché i costi continuano a salire nonostante i generici?
Perché i farmaci innovativi crescono più velocemente dei generici. Negli Stati Uniti, la spesa per farmaci speciali (oncologia, diabete, obesità) è cresciuta del 15% nel 2024, mentre quella per generici è rimasta stabile. E i nuovi farmaci non sono solo costosi: sono sempre più complessi. Un farmaco per l’obesità può costare $15.000 l’anno. Un generico? Non esiste ancora.
Inoltre, molti sistemi sanitari non incentivano l’uso dei generici. I medici prescrivono spesso il farmaco di marca perché più familiare. I pazienti lo chiedono perché lo vedono in TV. I farmacisti non hanno incentivi a sostituire. E i governi non impongono politiche di sostituzione obbligatoria.
Il risultato? Un sistema che spende di più per lo stesso risultato.
Le regioni che stanno cambiando
In Asia, la Cina sta passando da un modello basato sui generici a uno che include più farmaci innovativi. Ma questo non significa che i generici siano in declino. Significa che il mercato si sta evolvendo. I generici restano la base, mentre i nuovi farmaci vengono aggiunti per casi specifici.
In Africa, la produzione locale di generici sta crescendo. Il Kenya e il Sudafrica hanno avviato impianti di produzione per farmaci antiretrovirali e antibiotici. Non è ancora abbastanza, ma è un passo importante.
In Europa, i governi stanno introducendo politiche di sostituzione automatica: quando un farmaco di marca perde il brevetto, il farmacista sostituisce automaticamente con il generico, a meno che il medico non lo vieti. Questo ha ridotto la spesa farmaceutica del 12% in Germania e del 9% in Francia negli ultimi tre anni.
Il ruolo dei pazienti
Il cambiamento non può arrivare solo dai governi. I pazienti hanno un ruolo. Chiedere se esiste un generico. Controllare il prezzo. Sostituire quando è possibile. In Svizzera, un paziente che chiede un generico può risparmiare fino al 70% sul costo del farmaco. Eppure, solo il 35% dei pazienti lo fa.
Perché? Perché non lo sanno. Perché hanno paura che sia meno efficace. Perché il medico non glielo ha proposto.
Informare i pazienti è la chiave. Non si tratta di risparmiare per risparmiare. Si tratta di garantire che chi ha bisogno di una pillola, la possa prendere.
Perché i farmaci generici sono più economici?
I farmaci generici sono più economici perché non devono ripetere gli studi clinici costosi fatti dal farmaco originale. L’azienda che produce il generico deve solo dimostrare che il suo prodotto è bioequivalente - cioè, funziona allo stesso modo. Questo riduce i costi di sviluppo da oltre $1 miliardo a meno di $100 milioni. Inoltre, non spendono soldi in pubblicità o marketing aggressivo. Il prezzo è quindi più vicino al costo di produzione.
I farmaci generici sono uguali a quelli di marca?
Sì, dal punto di vista terapeutico. I farmaci generici contengono lo stesso principio attivo, nella stessa dose, e sono assorbiti dal corpo allo stesso modo. Devono rispettare gli stessi standard di qualità, sicurezza ed efficacia dei farmaci di marca, controllati da agenzie come l’EMA in Europa o la FDA negli Stati Uniti. Le differenze sono solo nei eccipienti (coloranti, riempitivi), che non influiscono sull’efficacia. Molti studi, tra cui quelli della Cochrane Collaboration, hanno confermato che i generici hanno lo stesso tasso di successo dei farmaci originali.
Perché in alcuni paesi i generici non sono disponibili?
Per tre motivi principali: brevetti in vigore, mancanza di produzione locale, e sistemi sanitari deboli. In molti paesi poveri, non ci sono fabbriche che producono generici. In altri, i brevetti sono protetti da accordi commerciali internazionali che impediscono la produzione locale. E in molti casi, anche se il generico esiste, il sistema sanitario non lo acquista perché non ha fondi o non lo considera prioritario.
Cosa succede quando un farmaco di marca perde il brevetto?
Quando un farmaco di marca perde il brevetto, di solito entro 6-12 mesi arrivano diversi produttori di generici. Il prezzo scende rapidamente - spesso del 80-90% - perché i produttori competono tra loro. Questo è il momento in cui i sistemi sanitari possono fare il maggior risparmio. Per esempio, dopo la scadenza del brevetto del farmaco per l’ipertensione atorvastatina, il prezzo in Europa è sceso da $30 a $0.50 al mese.
I biosimilari sono lo stesso dei farmaci generici?
No. I farmaci generici sono copie di farmaci chimici semplici, come l’ibuprofene. I biosimilari sono copie di farmaci biologici - proteine complesse prodotte da cellule vive, come quelle per il cancro o l’artrite. Sono più difficili da produrre e da replicare, quindi non sono identici, ma molto simili. Sono più costosi dei generici tradizionali, ma ancora molto più economici dei farmaci originali. Il loro impatto è enorme, ma l’accesso è ancora limitato in molti paesi.
Cosa possiamo fare?
Non è una questione di tecnologia. È una questione di volontà politica. I generici esistono. Sono sicuri. Sono efficaci. E sono economici.
Il primo passo: chiedere al medico se c’è un generico disponibile. Il secondo: controllare i prezzi. Il terzo: sostenere politiche pubbliche che favoriscano l’accesso ai generici - dai negoziati internazionali sui brevetti alle campagne di informazione per i pazienti.
La sanità globale non può permettersi di continuare a spendere troppo per ciò che non è necessario. I farmaci generici non sono un’alternativa. Sono la norma. E il loro futuro è il nostro.