
Una giornata può saltare per un’insalata lavata male, una gita al lago dopo un temporale, o il nido che chiude per “virus dello stomaco”. E spesso ci si chiede: devo aspettare, prendere qualcosa al volo, o correre a fare esami? La diagnosi precoce delle infezioni intestinali non è un dettaglio: accorcia la malattia, evita complicazioni e blocca contagi in famiglia e al lavoro. Da papà a Lugano, ho imparato a mie spese che riconoscere presto i segnali giusti cambia tutto: con Isotta una PCR feci fatta il primo giorno ci ha risparmiato antibiotici inutili e una settimana di ansia.
TL;DR / Key takeaways
- Se hai febbre alta, sangue nelle feci, forte disidratazione, gravidanza, età estrema o immunodeficienza, contatta subito il medico e fai esami delle feci.
- Reidratazione orale prima di tutto: piccoli sorsi frequenti; loperamide solo se niente febbre/sangue; mai in caso sospetto di STEC o C. difficile.
- Chiedi test mirati: PCR multiplex feci, tossina Shiga, C. difficile; valuta parassiti se viaggi o sintomi prolungati; risultati spesso in 24-48 h.
- Antibiotici solo quando indicati (Shigella, tifo, colera, Campylobacter severo). Evitali con STEC: aumentano il rischio di HUS.
- Rientro a scuola/lavoro 48 h dopo la fine dei sintomi; per chi manipola alimenti servono regole extra e, a volte, certificazioni mediche.
Perché la diagnosi precoce fa la differenza
Arrivare presto alla diagnosi cambia il decorso. Riduci il rischio di disidratazione, tagli i giorni di malattia e limiti il contagio in casa e in ufficio. Per alcune cause, il tempismo è vitale: con Shigella, ad esempio, un antibiotico mirato avviato subito accorcia i sintomi e riduce la trasmissione; con i batteri produttori di tossina Shiga (STEC) la scelta opposta - niente antibiotici e niente antidiarroici - riduce il rischio di sindrome emolitico-uremica (di solito tra giorno 5 e 7).
Sul fronte salute pubblica, una diagnosi rapida permette al medico e al laboratorio di notificare i casi (come Salmonella, Shigella, Campylobacter o norovirus) e bloccare focolai. In Svizzera l’UFSP coordina la sorveglianza; nel quotidiano, questo significa meno classi chiuse, meno famiglie a letto, meno giorni persi.
Ci sono categorie dove anticipare è ancora più cruciale: bimbi piccoli (rischio di disidratazione veloce), anziani, donne in gravidanza, persone con patologie croniche o che assumono farmaci che abbassano le difese. In tutti questi casi, anche una “semplice” diarrea può complicarsi.
La diagnosi precoce evita terapie sbagliate. Le linee guida IDSA sull’enterite infettiva e le raccomandazioni OMS/ECDC insistono su due principi: reidratare subito e testare in presenza di red flags o contesti a rischio. Così si usano meno antibiotici, ma meglio, quando servono davvero.
Cosa fare subito: dal bagno al laboratorio
Quando parte la diarrea, muoviti in modo ordinato. Ecco uno schema pratico che uso anche in famiglia.
- Valuta i segnali d’allarme (chiama o vai in PS se presenti): sangue nelle feci, febbre ≥38,5 °C, sete intensa con bocca asciutta e urine scarse, confusione o sonnolenza, dolore addominale forte e continuo, più di 6 scariche di acqua in 12 ore, età <2 anni o >70 anni, gravidanza, immunodeficienza, recente terapia antibiotica (sospetta C. difficile).
- Reidratazione immediata. Piccoli sorsi ogni 5-10 minuti. Obiettivo: 2-3 litri/die nell’adulto. Nei bambini: 10 ml/kg dopo ogni scarica. Soluzione ORS ideale; se non l’hai, sciogli 6 cucchiaini rasi di zucchero + mezzo cucchiaino di sale in 1 litro di acqua potabile (ricetta OMS). Evita bibite gassate non diluite.
- Dieta leggera precoce. Non serve il digiuno. Riso, patate, banane, yogurt se tollerato. Continua l’allattamento.
- Farmaci sintomatici con giudizio. Loperamide solo se non c’è febbre né sangue nelle feci. Evita loperamide con sospetto STEC o C. difficile. Bismuto: sconsigliato nei bambini. Per nausea intensa, parla col medico di ondansetron.
- Isolamento “smart”. Bagno separato se possibile; altrimenti, disinfezione di superfici e maniglie con ipoclorito (candeggina diluita). Mani con acqua e sapone; i gel alcolici non bastano con norovirus.
- Raccogli un campione di feci presto. Tante diagnosi si perdono perché si aspetta. Chiedi un contenitore sterile in farmacia o in studio; conserva al fresco e porta in laboratorio entro poche ore.
- Segna due cose utili per il medico: alimenti a rischio nelle ultime 72 ore (uova crude, pollo poco cotto, latte non pastorizzato, frutti di mare, buffet), contatti malati (nido, scuola, casa, RSA), viaggi recenti, uso di antibiotici nell’ultimo mese, giornate di lago/fiume/piscina dopo piogge intense, animali domestici nuovi o rettili.
Piccolo trucco da genitore: tengo in casa un “kit gastro” con soluzioni ORS, contenitore sterile, termometro, disinfettante a base di cloro, probiotico con evidenza (Saccharomyces boulardii) e bustine di zinco per bambini. Costa poco e ti evita corse serali in farmacia.

Diagnosi: quali test chiedere e quando
Se i sintomi sono intensi, se compaiono red flags, se appartieni a un gruppo a rischio o se non migliori in 48-72 ore, i test delle feci non sono un di più: sono lo snodo della cura.
- PCR multiplex su feci. Ricerca in poche ore DNA/RNA di tanti patogeni (batteri, virus, parassiti). Molto sensibile; il referto in Svizzera arriva spesso entro 24-48 ore dal prelievo. Attenzione: può trovare “resti” di infezioni passate o colonizzazioni; il medico interpreta il risultato con i tuoi sintomi.
- Tossina Shiga (STEC) EIA/PCR. Fondamentale se c’è diarrea ematica o dolore crampiforme intenso, specie dopo carne trita o contatti con ruminanti. Serve per evitare antibiotici/antidiarroici e monitorare il rischio di HUS.
- Ricerca C. difficile (algoritmo GDH + tossina + PCR). Pensaci se la diarrea è iniziata in corsia o dopo antibiotici nelle 4-8 settimane precedenti. Se positiva e sintomatica, si cura con fidaxomicina o vancomicina orale.
- Coprocultura classica. Per Salmonella, Shigella, Campylobacter e a volte Yersinia. Indispensabile per resistenze e notifiche. I tempi sono 48-72 ore.
- Parassiti (ova e parassiti, antigeni). Giardia e Cryptosporidium vanno cercati se viaggi, bevi acqua non trattata, o la diarrea dura più di 7-10 giorni. Cryptosporidium dà spesso diarrea acquosa prolungata e resiste ai disinfettanti comuni.
- Norovirus/rotavirus. Antigeni o PCR utili in focolai (famiglia, asili, RSA). Il norovirus è tremendamente contagioso; una diagnosi aiuta a gestire l’isolamento.
- Esami del sangue quando serve. Elettroliti e creatinina per la disidratazione; emocromo per anemia o leucocitosi; se sospetti febbre enterica (tifo), anche emocolture.
Domande intelligenti da fare al medico:
- Possiamo includere tossina Shiga nella PCR?
- Ha senso testare C. difficile alla luce dei miei antibiotici recenti?
- Serve anche la coprocultura per l’antibiogramma se la PCR trova un batterio?
- Visto il viaggio/il lago/la durata, controlliamo Giardia/Cryptosporidium?
Nota pratica 2025 (Ticino/CH): i pannelli PCR sono disponibili nella maggior parte dei laboratori ospedalieri e privati; molte richieste partono dal curante. I risultati arrivano spesso entro 1-2 giorni lavorativi; le colture richiedono un po’ di più per l’antibiogramma.
Trattamento: cosa funziona, cosa evitare
La terapia parte sempre dalla reidratazione. È banale, ma salva più vite degli antibiotici in questo campo. Poi si ragiona su sintomi, test e contesto.
Reidratazione e dieta:
- ORS a piccoli sorsi continui; se vomiti, fai pause di 10 minuti e riparti con cucchiaini.
- Obiettivo urine chiare ogni 4-6 ore; se diventano scarse o scure, alza l’introito.
- Riprendi a mangiare presto: riso, banane, patate, carni magre, pane tostato. Evita alcol, cibi grassi e porzioni abbondanti.
- Allattamento sempre; latte e latticini solo se tollerati (a volte si sviluppa una lattasi transitoria).
Antidiarroici e antiemetici:
- Loperamide: ok negli adulti senza febbre né sangue; sospendi se peggiori. Non usare in bambini piccoli senza parere medico.
- Evita assolutamente antidiarroici in caso di diarrea ematica, febbre alta, sospetto STEC o C. difficile.
- Antiemetici: ondansetron di solito ben tollerato, ma valuta con il medico se hai cardiopatie o farmaci che prolungano il QT.
Probiotici e zinco:
- Saccharomyces boulardii e Lactobacillus rhamnosus GG hanno mostrato in meta-analisi una riduzione della durata di circa 1 giorno in diarre acute non invasive. Non sono cure miracolose, ma possono aiutare.
- Bambini: OMS suggerisce zinco (10-20 mg/die per 10-14 giorni) nelle diarree; nei Paesi ad alto reddito l’effetto è modesto ma il profilo di sicurezza è buono. Chiedi al pediatra.
Antibiotici: quando sì, quando no (secondo IDSA/OMS/ECDC e pratica clinica):
- Shigella: spesso indicati (per esempio azitromicina) se quadro moderato-severo o per ridurre contagio in focolai; l’antibiogramma guida la scelta.
- Salmonella non tifoide: di solito no negli adulti immunocompetenti con forme lievi; sì se severa, anziani, immunodepressi o se c’è batteriemia.
- Campylobacter: antibiotici se malattia severa, febbre alta, sangue, o rischio elevato; azitromicina è spesso prima scelta per resistenze ai chinoloni.
- Colera (Vibrio cholerae): reidratazione aggressiva + antibiotico (azitromicina o doxiciclina) riduce durata e perdite.
- Febbre tifo/paratifo: terapia sistemica guidata da linee guida e resistenze locali (resistenze ai chinoloni molto diffuse).
- STEC (E. coli produttori di tossina Shiga): niente antibiotici, niente loperamide. Monitoraggio ravvicinato per rischio HUS (urine, creatinina, emocromo).
- C. difficile: fidaxomicina o vancomicina orale per 10 giorni alla prima puntata; evita loperamide. Valuta probiotici solo come supporto, non sostitutivi.
Quando andare in ospedale:
- Disidratazione severa (capogiri, ipotensione, confusione, impossibilità a bere o a trattenere liquidi).
- Diarrea ematica abbondante o dolore addominale ingravescente.
- Segni di HUS nei giorni 3-7 post-esordio: urine scarse, pallore, facile affaticabilità.
- Bambini molto piccoli o anziani fragili che non riescono a reidratarsi a casa.
Errore comune che vedo spesso: iniziare un chinolonico “alla cieca” per accorciare i tempi. Con le resistenze attuali e i profili di rischio, può non servire o addirittura far danno. Meglio reidratare, testare presto e personalizzare.

Prevenzione, rientro a scuola/lavoro e FAQ pratiche
Prevenire batte curare, soprattutto con patogeni che corrono più veloci dei messaggi in chat della classe.
Abitudini che funzionano (anche in estate sul Ceresio):
- Mani con acqua e sapone prima di mangiare, dopo il bagno e il cambio pannolino.
- Cibi: pollo ben cotto, uova sode per chi è a rischio, niente latte crudo o molluschi crudi. Frutta sbucciata da te.
- Acqua: in viaggio dove l’acqua non è sicura, bevi solo imbottigliata o bollita; evita ghiaccio. Dopo forti piogge, aspetta prima di tuffarti in fiumi/laghi affollati.
- Superfici e bagni: per norovirus e parassiti usa candeggina diluita; i normali detergenti non bastano.
- Vaccini: rotavirus per i lattanti nel calendario; valuta tifo e colera (orale) se viaggi in aree a rischio.
Rientro a scuola/lavoro:
- Regola generale: 48 ore liberi da sintomi prima di rientrare.
- Food handlers, operatori sanitari, asili: possono servire tempi più lunghi o certificazioni; il datore di lavoro segue le indicazioni cantonali/UFSP.
- Cryptosporidium: niente piscina per 2 settimane dopo la fine dei sintomi (il cloro non lo elimina bene).
Checklist veloce per la prossima visita:
- Quando è iniziato tutto? Quante scariche al giorno? C’è febbre? C’è sangue?
- Hai viaggiato? Hai mangiato carne trita, uova crude, latte crudo, frutti di mare, buffet?
- Contatti con malati (casa, scuola, lavoro, RSA) o con bambini piccoli?
- Antibiotici nelle ultime 8 settimane? Farmaci antiacidi (PPI)?
- Hai potuto bere? Quante urine in 24 ore?
Mini-FAQ secca:
- È contagiosa? Spesso sì, specie norovirus e Shigella. Considera tutti come potenziali contagiati fino a 48 ore dopo la fine dei sintomi.
- Quanto durano i risultati? PCR/antigeni: 1-2 giorni; colture e antibiotogrammi: 2-4 giorni.
- Posso allenarmi? Meglio di no finché non ti reidrati e le scariche calano; lo sforzo peggiora la disidratazione.
- BRAT diet (banane, riso, mela, toast) obbligatoria? No. Va bene come base, ma reintegra proteine e grassi leggeri appena possibile.
- Carbone attivo aiuta? No, non è raccomandato nelle diarree infettive.
- Se i test sono negativi? Se i sintomi persistono, rivaluta parassiti, intolleranze, IBD, IBS post-infettiva. A volte serve una seconda serie di esami.
Fonti che i clinici usano davvero: linee guida IDSA sull’infiammazione gastrointestinale infettiva, raccomandazioni OMS per la gestione della diarrea nei bambini (ORS e zinco), aggiornamenti ECDC sui focolai europei, e le indicazioni dell’UFSP per notifica e rientro al lavoro. Non servono link per saperlo: sono i riferimenti standard che guidano le decisioni in reparto e in ambulatorio.
Nota personale da Lugano: quando Isotta ha preso un norovirus in asilo, la chiave è stata reidratazione meticolosa, test mirato (solo per capire il contesto del focolaio) e ritorno programmato a scuola 48 ore dopo la fine dei sintomi. Niente eroismi, niente farmaci inutili. Tre giorni invece di sette. È questo il senso della diagnosi precoce.
E ricordati la parola chiave da portare dal medico: infezioni enteriche. Dire “sospetto infezione enterica con diarrea ematica” o “post-antibiotico, escludere C. difficile” accende subito le giuste lampadine diagnostiche.